Lodovico Nalin, non lo incontrerò più tra le strade, nelle osterie Veronesi, se non attraverso le pennellate sognanti che ritraevano la sua idea semplice, ironica, emozionante e trasognante; tra le sue opere si ripetono gatti neri che si accomodano tra le gambe, nei cieli oppure tra i colonnati che arrossiscono, si inchinano e prendono vita sotto il passaggio di questo amico domestico; innamoramenti platonici e sognati nel tuo conscio ed inconscio, paesaggi che sembrano prendere vita per essere partecipazione attiva dell’opera, oggetti e particolari anatomici che sembrano parlare e dire che pur anche da un fastidio potrà emergere un’idea, un quadro, attraverso il colore e la forte emozione che Ico sa strutturare attraverso contrasti cromatici e dimensioni parallele che si intersecano, portando domande, tra le più semplici c’è una notte al chiaro di luna, l’innamoramento, la morte e la sua sorte, le stagioni dell’anno con rondini a primavera ed angurie in estate e momenti d’ozio in vacanza al mare. Una vita dedita alla rappresentazione pittorica che attraversa il nostro tempo che cambia e ci riporta alle relazioni più intime, semplici, sognanti.