Lo scorso sabato 5 aprile nella Sala civica di Montecchio di Negrar ha avuto luogo il 2° Sabato del Villaggio di Piro Ma Cogno e NihilK.
Un pomeriggio di tre eventi in successione che hanno narrato Storie di Guerra del passato e del presente, accompagnando la comunità in sala in un viaggio nel tempo, dal 1984 ai giorni nostri, e nello spazio, verso il Medio Oriente.
Ha aperto le danze Giulio Spiazzi (giornalista e reporter di guerra freelance nella prima parte della sua vita, accompagnatore di comunità auto-educanti oggi), con la mostra fotografica “All’Ombra dei Muri che Piangono”: 45 scatti suoi del 2007, tra Alta Galilea, Cisgiordania e Giudea al termine della seconda guerra del Libano e 17 scatti del 2013 tra Gerusalemme e la Cisgiordania di Mattia Cacciatori, ex fotografo di guerra.
Giulio ha illustrato la mostra, contestualizzandola nella storia del conflitto israelo-palestinese e raccontando del suo incontro con la Terra Santa, la Cisgiordania, terra in realtà apparentemente maledetta e dilaniata da un’impossibilità di convivenza pacifica oramai transgenerazionale, e dell’incontro con le Comunità Sufi, quella frangia dell’Islam mistico che in molti paesi del medio oriente si è fatta mediatrice di pace.
E’ seguita la presentazione del Diario Reportage di Giulio “Afghanistan 1984-tratto primo”: diario del suo viaggio, nel 1984 all’età di soli 21 anni, nell’Afghanistan occupato dall’allora Unione Sovietica. Un racconto ricco di immagini, suoni, profumi, da un lato della terrificante disumanizzazione delle bombe sganciate a distanza e dall’altro di profonda umanità che Giulio racconta di aver incontrato, nei suoi compagni di viaggio afghani e negli uomini, donne e bambini nei villaggi, che lo hanno accolto, protetto, guidato, nutrito. Un libro diario raccontato da un uomo che si dichiara “solidale con qualsiasi popolo in lotta contro qualsivoglia esercito invasore”.
La serata si è conclusa con le emozioni teatrali di “142 Chilometriquadrati” un reading con Massimo Totola, attore di professione e Chiara Bosio, attrice in erba, accompagnati dalla chitarra distorta di Sebastiano Effe: un dialogo-racconto, evocativo di ricordi della pace di allora e delle macerie di oggi, in una Gaza senza tempo e senza luogo, poiché ogni luogo della Terra in stato di guerra ha, ahimé, la potenzialità di diventare una nuova Gaza.
Un pomeriggio intenso, con una partecipazione ricca e sentita da parte del pubblico, a conferma che fermarsi a pensare insieme a ciò che accade, ieri come oggi, in luoghi apparentemente lontani, ma mai così vicini oggi nella frenesia dell’informazione in tempo reale, è una necessità condivisa, che fa sentire, nell’impotenza e nell’angoscia disorientante in cui le guerre fanno sprofondare, un po’ meno soli e un po’ più umani.


