
Sabato 8 febbraio a Rovereto presso lo Urban Center, Sala Kennedy, ospiti di un ciclo di laboratori culturali organizzato dal Progetto Polaris (cooperativa Eris), Simão Amista ha dialogato con Nogaye Ndiaye alla presentazione del libro di Nogaye “Fortunatamente Nera”.
Simão, antropologo afro-brasiliano-italiano, esperto di arte tradizionale africana, spiritualità e filosofie africane e afrodiscendenti, e Nogaye, italiana di nascita, giurista di formazione, senegalese d’origine, guerriera del pensiero e della parola per necessità e/o vocazione.
La scrittrice ci ha nuovamente preso per mano (nuovamente perché Nogaye ha già presentato il suo libro tra il Veneto e il Trentino), e accompagnato nel suo personale viaggio di risveglio, narrato nel libro “Fortunatamente Nera”.
Un risveglio dalla colonizzazione, non tanto delle terre, ma delle menti, perpetrata dalla narrazione occidentale dominante, che mantiene in essere e alimenta le disparità di potere tra chi opprime e chi è oppresso, tra chi gode di, talvolta inconsapevoli, privilegi e chi ogni giorno deve combattere per vedere riconosciuti i diritti basilari del rispetto e della dignità quotidiana. Una colonizzazione a cui tutti siamo esposti, sia bianchi che neri, complice un sistema educativo e formativo occidentalocentrico, che necessita di essere vista e destrutturata, attraverso esperienze di ascolto di storie di diversità e attraverso una presa di coscienza collettiva.
Perchè in Italia, ponte tra Africa ed Europa e terra di immigrazione da sempre, un vero e proprio dibattito sul razzismo non è mai veramente iniziato, diversamente da altri paesi europei? Perchè, nonostante le leggi a protezione dalla discriminazione razziale siano presenti, non vengono applicate fino in fondo? Perchè nei media italiani sono ancora tristemente e fortemente presenti offese a sfondo razziale (N word in primis) e sono collettivamente giustificate? Perchè i corpi neri, dallo sport alla moda, sono sempre ammirati e valorizzati, mentre le menti nere mai abbastanza? Quanto la fragilità bianca centra in tutto ciò? Sono solo alcuni degli interrogativi circolati in sala grazie alle sollecitazioni di Nogaye e di Simão.
I relatori hanno lanciato al pubblico una chiamata forte, a fare attenzione alle parole che usiamo, ai gesti e agli scontati che accompagnano il nostro agire quotidiano quando incontriamo l’altro diverso da noi, per alleggerire quello “zaino di sassi pesanti” che le nuove generazioni di bambin* e ragazz* italiani di origine straniera, portano sulle spalle ogni giorno. Un’azione dal basso, per favorire un processo di vera inclusione culturale, legislativa e strutturale, che nasca prima di tutto dal pensiero e dalla parola.
Aver cura delle parole che usiamo ogni giorno può divenire azione rivoluzionaria, poiché è una scelta di libertà, di linguaggio prima e di pensiero poi, poiché è attraverso il linguaggio che ciascuno di noi incontra il mondo e fa esperienza di esso.
Grazie sempre a Nogaye e Simão per la loro battaglia per i diritti civili, che ogni volta che li ascoltiamo, sentiamo una battaglia sempre più nostra e necessaria.
cb

