Gyalo Thundup Alfiere della Pace

Gyalo Thundup Alfiere della Pace

     

       Si è spento all’età di novantasette anni Gyalo Thondup, fratello maggiore del Dalai Lama. Il decesso dell’anziano uomo di pace, è avvenuto nella sua casa di esiliato a Kalimpong nel Bengala Occidentale indiano. Il signor Thondup, era uno dei sei fratelli del Dalai Lama, anima diplomatica della diaspora, era riuscito a creare una rete di solidarietà a favore della visibilità della tragedia tibetana fin dal 1952, anno in cui dovette lasciare il Tibet invaso, per risiedere dall’altra parte delle pendici himalayane. L’“Oceano di Saggezza”, ovvero il quattordicesimo Dalai Lama ha ricordato l’amato fratello con una sessione di preghiera svolta nella città di Bylakuppe, nel Karnataka del sud dell’India, dove il leader spirituale del buddhismo tibetano sta’ trascorrendo i mesi invernali in un clima più mite, data la sua età avanzata ed il manifestarsi di alcuni problemi di salute.

Ricordiamo qui in breve, le conseguenze dell’invasione del Tibet storico, causate dal dominio ferreo della Repubblica Popolare Cinese:

Nel 1950 la Cina invase il “Tetto del mondo”.

L’invasione e l’occupazione del Tibet costituirono un inequivocabile atto di aggressione e violazione della legge internazionale.

Il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani (avendo devoluto nel maggio 2011 il potere politico al nuovo Primo Ministro), tentò una pacifica convivenza con i cinesi invasori ma, le mire colonialiste della Cina diventarono sempre più evidenti. La sistematica politica di “sinizzazione” e sottomissione del popolo tibetano segnò l’inizio della repressione cinese cui si contrappose l’insorgere della resistenza popolare. Il 10 marzo 1959 il risentimento dei Tibetani sfociò in una aperta rivolta nazionale. L’Esercito di Liberazione Popolare stroncò l’insurrezione con estrema ferocia uccidendo, tra il marzo e l’ottobre di quell’anno, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili. Il Dalai Lama, seguito da circa 100.000 tibetani, fu costretto a fuggire dal Tibet e chiese asilo politico in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici. Gyalo Thundup fu ex presidente del Governo tibetano in esilio in India, cercando ostinatamente di far conoscere, soprattutto oltreoceano, la tragedia che stava vivendo la sua terra natìa, coinvolgendo personalità politiche e dello spettacolo, che potessero sostenere anche economicamente le difficoltà della diaspora. Attualmente il numero di rifugiati supera le 140.000 unità e l’afflusso dei profughi che lasciano il paese per sfuggire alle persecuzioni cinesi non conosce sosta.

In Tibet, a dispetto delle severe punizioni e prolungate detenzioni inflitte ad ogni oppositore, la resistenza continua.

Dominio cinese in Tibet

L’occupazione cinese presenta tutte le caratteristiche del più classico, odioso dominio coloniale:

– Oltre 1.000.000 di Tibetani sono morti a causa dell’occupazione militare.

– Il 90% del patrimonio artistico e architettonico tibetano, inclusi circa 6.000 monumenti tra templi, monasteri e stupa, è stato distrutto.

– La Cina ha depredato il Tibet delle sue enormi ricchezze naturali. Lo scarico dei rifiuti nucleari e la massiccia deforestazione hanno danneggiato in modo irreversibile l’ambiente e il fragile ecosistema del paese, ove nascono i più grandi fiumi dell’Asia.

– In Tibet sono di stanza 500.000 soldati della Repubblica Popolare.

– Il massiccio afflusso di immigrati cinesi di etnia Han sta minacciando la sopravvivenza dell’identità tibetana e ha ridotto la popolazione autoctona a una minoranza all’interno del proprio paese. Mentre prosegue la pratica della sterilizzazione e degli aborti forzati delle donne tibetane, la sistematica politica di discriminazione attuata dalle autorità cinesi ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori, da quello scolastico a quello religioso e lavorativo.

– Lo sviluppo economico in atto in Tibet arreca benefici quasi esclusivamente ai coloni cinesi e non ai Tibetani.

Libera Redazione NihilK