una giornata al Mart museo di arte a Rovereto

una giornata al Mart museo di arte a Rovereto

Al MART museo di Rovereto (TN), fino ai primi di marzo sono in corso delle esposizioni molto interessanti. Dalla sala della collezione del museo, mi sono soffermata in alcune opere, tra cui un dipinto di Giovanni Segantini che ritrae un campanaro di fine ‘800 che compie il suo lavoro, la luce crepuscolare dona intimità, mette con velato risalto le volte architettoniche ed il lavoro dell’uomo; proseguendo nella sala che ricorda il periodo futurista, mi ha attratto un’opera di Luigi Russolo dove esperimenta nuove macchine: “ gli intonarumori” con cui introduce “ l’orchestra futurista”. Ancora artisti trentini tra cui Umberto Maggioli, paesaggista dai colori vivi e con rappresentazioni di vita reale, tra cui l’eremita: la figura in primo piano dona calma, serenità, lo sfondo è una stesura di pennellate sfumate che rende bene l’idea di profondità. Una sala è un’altro omaggio a Fausto Melotti artista originario di Rovereto e al suo fianco opere di Osvaldo Licini; mi hanno colpito l’essenzialità degli elementi delle sculture di Melotti dove anche le ombre sembrano entrare nell’opera.                                                

  • La mostra antologica di Italo Cremona “tutto il resto è profonda notte”. Pittore, scrittore, intellettuale Torinese; tra le opere che ci ha lasciato sono ritratti alcuni squarci della città, nature morte dove compaiono anche armi, guantoni da pugile, macchine, mani, ritratti della moglie e di modelle, immagini fantastiche della sua fantasia, alcune incisioni di pregio, immagini di vita; un artista sempre in costante ricerca che sembra scrutare anche nei suoi molteplici autoritratti. 

Antecedente alla sala degli Etruschi del novecento, si esplora la sala che ospita opere di due scultori: Giovanni Paganin nato ad Asiago nel 1913, lavora sul legno, bronzo e gesso patinato, le sue opere hanno una grande forza, esprimono dignità, si sente molto potente il lavoro di questo artista che imprime la materia e ci rilascia una maternità, corpi che cadono, crocifissione senza resurrezione; Ilario Fioravanti con le sculture di Terracotta policroma sembra ricordare un tempo antico e ci porta nella sua dimensione di gioco e fascino; nella parte della sala dedicata a lui si possono incontrare, mezzi busti, la bigliettaia, la famiglia di clown, l’orsa maggiore, una puttana, Saffo, Cleopatra, ed altro clown con testa all’ingiù.

Si entra alla sala degli Etruschi tra modernità ed alcuni ritrovamenti archeologici di inizio ‘900 di una bellezza che incanta, lascia che il tempo vola leggero, un popolo felice, si sente anche nei guerrieri fieri ed agili dove le forme ci riportano ad un mondo vivo, sorridente e solare; ex voto anatomici del II-III secolo a.c. rivisitati da Gio Ponti ed esposti tutti assieme in una teca, teste, vasi, corpi longilinei in movimento, coperchi di cinerarie, ed opere di molti artisti del ‘900 che hanno provato a ripercorrere il cammino di questo affascinante, solare, primordiale popolo.